La duration di un’obbligazione, e più in generale di un portafoglio obbligazionario, è un elemento da tenere sempre bene a mente, perché non saperlo potrebbe costarci caro, con i tempi che corrono. Infatti, il 2016 si è concluso con la decisione della Fed di alzare i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale. Ma la macchina Fed non sembra ferma anzi. I dati economici mostrano un’economia statunitense che si sta rafforzando, un mercato del lavoro in linea con il tasso di piena occupazione ed un’ inflazione che si avvicina sempre di più al valore target deciso dalla Fed. Proprio per questo motivo Janet Yellen ha ipotizzato che ci potrebbero essere due o tre rialzi nel corso di questo anno.

E gli effetti sul mercato obbligazionario si sentiranno eccome, proprio per effetto della duration.

Che cos’è la duration di un’obbligazione

Quando si parla di duration si fa riferimento a quella che viene chiamata “durata finanziaria modificata del titolo”: ovvero la sensibilità dell’obbligazione alle variazioni dei tassi. Si misura in anni.

La relazione tra duration e rischio è diretta: più alto è il valore della duration del titolo che stiamo valutando e maggiore sarà la volatilità del titolo a seguito di variazioni dei tassi d’interesse sul mercato. L’idea di volatilità si trascina l’idea di rischio.

Perché questo? Semplice, perché al variare dei tassi di interesse (rendimenti obbligazionari), il prezzo dell’obbligazione varia. E varia in funzione della duration: se il rendimento sale, il prezzo dell’obbligazione scende di un ammontare che è (circa) pari alla variazione del rendimento moltiplicata per la duration (l’opposto accade se i tassi scendono).

Quindi, se un’obbligazione ha duration 10, se il tasso d’interesse sale dell’1%, il prezzo varierà approssimativamente del -1 x 10% = -10%. Se il tasso d’interesse invece scendesse, la variazione sarebbe circa pari a: -1% x (-10%) = +10%.

È un po’ come una bilancia: se i rendimenti salgono il prezzo dell’obbligazione scende, se i tassi scendono, sale il prezzo, in misura proporzionale alla duration. Dunque: più duration, più rischio. Ecco perché in un periodo di tassi di interesse in movimento in salita, anche minimo, è sempre bene avere in mente questo elemento.

La duration in un portafoglio

Un portafoglio di investimento non è formato da uno solo strumento. Come fare allora a determinare la duration di un portafoglio di titoli? Facile, attraverso la media ponderata: la duration di un portafoglio o di un fondo comune di investimento, è la somma delle duration dei titoli inclusi nel portafoglio, ponderata per il peso percentuale del titolo in questione.

Perché si fa questo? Perché la duration non è uguale per tutti i titoli. È molto bassa per i titoli a tasso variabile, dal momento che il tasso cedolare si adegua periodicamente, grazie alla rivalutazione della cedola, alle variazioni di mercato. È invece più grande invece nel caso delle obbligazioni a tasso fisso che di fatto non beneficiano del “reset” della cedola. È ancora più grande per i titoli senza cedole, i cosiddetti “zero coupon”. Per essi la duration è semplicissima da calcolare: è semplicemente pari alla durata residua.

L’effetto della duration sui prezzi

Il grafico mostra chiaramente la relazione lineare inversa della quale abbiamo parlato in precedenza.

Purtroppo in un mondo a tassi di interesse negativi non ci sono sul piatto molte scelte: o abbassiamo le nostre aspettative di rendimento oppure dobbiamo assumere qualche rischio in più. Nel caso delle obbligazioni questo può coincidere proprio con l’aumento della duration. Ma aumentare la duration significa aumentare l’inclinazione della retta del grafico: quindi il rischio di subire maggiormente della variazione negativa del prezzo in caso di aumento dei tassi. Con un titolo trentennale, se i rendimenti salgono dell’1%, si rischia di perdere oltre il 25%!

Insomma, sbagliare a scegliere la duration dei propri investimenti potrebbe costare caro.

 

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