Quando si parla di investimenti, che si tratti di investire un certo ammontare di capitale in uno strumento o, ancora meglio, in un portafoglio di strumenti finanziari, sono molte le domande che saltano alla mente dell’investitore. Una delle più importanti è sicuramente quella relativa alla decisione se investire tutto il capitale a disposizione per l’investimento oppure frazionarlo nel tempo e di investire quindi con gradualità.

Quando ci si trova davanti a questo dilemma si sta implicitamente decidendo se effettuare un PIC oppure un PAC. Sono due acronimi molto semplici ma opposti: entriamo ora nel dettaglio di entrambi.

Che cos’è un PAC

Il termine PAC è l’acronimo di Piano di Accumulo del Capitale. Consiste nell’investimento, regolare nel tempo, di somme di denaro che possono essere anche piccole. Gli strumenti finanziari d’elezione per un PAC sono fondi comuni, sicav o ETF. Solitamente il PAC è perfetto per il risparmiatore che, tolte dal reddito le varie spese da affrontare, riesce a risparmiare una somma da investire in strumenti finanziari. Lo scopo è quello di avere, in futuro, un capitale superiore alla somma complessivamente investita.

Che cos’è un PIC

Il termine PIC, invece, deriva da Piano di Investimento in Capitale, e sostanzialmente fa riferimento all’investimento di un ammontare di denaro in un’unica soluzione. Chi si trova in questa casistica? Per esempio, chi ha ereditato una cifra, chi ha venduto un immobile, ottenuto una vincita o molto semplicemente chi è andato in pensione e ha incassato il TFR o la liquidazione. Anche lo scopo del PIC è quello di incrementare il capitale investito, magari ottenendo da questo una rendita sotto forma di cedola e/o dividendo.

Ma affrontate le definizioni del caso, la domanda rimane la stessa: meglio un PIC o un PAC? O, tradotto: è meglio investire gradualmente, oppure tutto e subito?

Il confronto tra le due metodologie di investimento

Diciamo subito che spesso la scelta non si pone: molti risparmiatori risparmiano denaro un po’ alla volta, e l’unica vera soluzione razionale è investire altrettanto gradualmente, con un PAC.

In ogni caso, investire gradualmente è meno rischioso che investire tutto e subito. E, molto spesso, il risultato è simile. Per arrivare a questa conclusione è stato fatto uno studio statistico. Considerando la storia dei mercati finanziari da gennaio 1970 a settembre 2013 (dati di fonte Bloomberg), e in particolare l’andamento nel tempo di vari indici azionari mondiali (S&P500 per il mercato a stelle e strisce, il DAX per quello europeo, il Nikkei per il mercato giapponese ed infine una combinazione di questi per creare un portafoglio internazionale su un orizzonte temporale che va da gennaio 1970 a settembre 2013) sono stati creati, attraverso una simulazione MonteCarlo, tanti ipotetici percorsi di investimento PIC e PAC.

In particolare, la simulazione ha preso in considerazione un investimento della durata di 10 anni in un PIC e in un PAC finanziariamente equivalenti, entrambi di ammontare complessivo di 120 euro (in “soldi di oggi” – cioè il valore attuale del denaro versato con il PAC nel corso dei 10 anni è 120 euro).

Ebbene, è emerso che, se con il PIC sono talvolta possibili risultati particolarmente positivi, allo stesso tempo il rischio è maggiore. Con il PIC infatti, secondo la simulazione, è possibile in casi particolarmente sfavorevoli, ottenere un capitale finale nettamente inferiore alla somma versata. Per essere più precisi, con il PIC vi è una maggiore probabilità (23% contro il 17% del PAC, nella simulazione) di ottenere a scadenza un somma inferiore a quella versata. Il risultato medio è invece sostanzialmente lo stesso. Perciò quello che cambia davvero è il livello di rischio. Bisogna naturalmente far attenzione però ai costi associati ai versamenti: più elevati sono, più peggiora la performance del PAC.

grafico probabilità

Fin qui i calcoli. E dal punto di vista psicologico? Anche qui il PAC offre vantaggi maggiori rispetto al PIC: con il PAC infatti si investe regolarmente, senza preoccuparsi di “entrare sul mercato al momento giusto”, senza cioè l’ansia del perfetto “market timing”. Cosa vuol dire? Per “market timing” si intende la capacità di andare ad anticipare i movimenti del mercato comprando prima di un rialzo e vendendo prima di un ribasso. In un mercato dove una buona parte dei volumi è data dal trading automatico algoritmico andare a individuare il momento preciso è un evento molto vicino all’impossibilità ed è proprio per questo motivo che investire piccole somme ma in modo costante aiuta l’investitore a focalizzarsi sull’obiettivo finanziario di lungo termine, consentendogli di costituire un capitale.

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