Gli ETF (acronimo di Exchange-Traded Fund) sono strumenti finanziari negoziati in Borsa che presentano alcune caratteristiche dei fondi comuni e delle azioni (senza ereditare i loro punti deboli).

Giuridicamente sono fondi comuni “UCITS III”, ovvero fondi d’investimento con una “patente europea”, il che vuol dire che soddisfano elevati standard di trasparenza e tutela del risparmiatore stabiliti dall’Unione Europea. 
Esattamente come i titoli azionari, gli ETF vengono scambiati continuamente sul mercato in modo semplice e a prezzi perfettamente noti. Il lotto minimo negoziabile è pari a 1 azione/quota. Per questo motivo lo strumento è accessibile anche al piccolo risparmiatore che non ha grandi somme da investire.
Tradizionalmente gli ETF nascono come strumenti d’investimento passivi, ovvero replicano l’andamento di un determinato indice (non cercano di battere l’indice, come i fondi comuni o gli ETF attivi).

Attraverso un ETF il risparmiatore può investire praticamente ovunque, avendo a disposizione un’ampissima gamma di mercati e classi di attività. Per tale ragione gli ETF permettono di diversificare meglio i rischi rispetto all’investimento in singole azioni. Proviamo a spiegarlo meglio: se un ETF replica un indice intero (ad es. il FTSE Mib) esso comprenderà tutti i titoli quotati in quell’indice: più titoli, maggiore diversificazione e quindi minor rischio, è intuitivo. Praticamente con un ETF si può “comprare un intero mercato”. 

Delle caratteristiche dei fondi comuni tradizionali, invece, l’ETF eredita la possibilità per l’investitore di prendere (lasciare) una posizione su di un indice, settore, area geografica attraverso una sola operazione di acquisto (vendita). Inoltre, come per i fondi, il patrimonio dell’ETF è autonomo e completamente separato da quello dell’emittente. Per questo motivo, il rischio emittente è azzerato, rendendo lo strumento più sicuro rispetto a molte altre forme d’investimento.

Un altro elemento interessante è che gli ETF hanno costi contenuti. Due sono le tipologie di costi in questione: commissioni di gestione e altri oneri (ad es. le spese per la banca depositaria), misurati dal TER (Total Expense Ratio) e costi di negoziazione. Il TER degli ETF è in media più basso rispetto a quello di un fondo comune della stessa categoria. Invece, le commissioni di negoziazione sono indicativamente uguali a quelle applicate alla compravendita di azioni italiane. 
Inoltre gli ETF passivi non prevedono “commissioni di entrata”, “di uscita” e “di performance”.

I vantaggi di questi strumenti non finiscono qui: presentano una buona liquidità. Questi strumenti si comprano e si vendono facilmente come i titoli di qualsiasi società quotata in Borsa durante il normale orario di apertura borsistico. Tuttavia è bene sapere che la liquidità di un ETF è sostanzialmente pari a quella del mercato sottostante, quindi ETF su segmenti di mercato illiquidi, come ad esempio il “Private Equity”, replicheranno tale caratteristica.  

Da ultimo, c’è la trasparenza, caratteristica che include tutti gli altri vantaggi di questo strumento finanziario. Come si è detto, non vi sono sorprese: l’ETF replica al meglio un indice di mercato senza cercare di “batterlo” e il prezzo dell’ETF è già al netto delle commissioni di gestione.

Economico, flessibile, semplice, l’ETF è un ottimo strumento per il risparmiatore.

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