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Tassi a breve termine

I tassi d’interesse ufficiali (sono sempre tassi a breve termine) sono fissati dalle banche centrali e rappresentano uno dei più importanti strumenti per l’attuazione della politica monetaria. Sono a brevissima scadenza perchè è il tasso d’interesse che la banca centrale desidera che venga applicato ai cosiddetti prestiti “overnight” (cioè della durata di un giorno) tra banche.

I due tassi ufficiali di riferimento sono per gli USA il livello dei cosiddetti “Fed Funds” fissato dalla “Fed” (la Federal Reserve cioè la banca centrale americana), e nell’area Euro il tasso ufficiale BCE il tasso al quale le banche degli Stati membri possono prelevare denaro a prestito dalla Banca Centrale Europea e cambia ogni due settimane.

In quanto i tassi d’interesse ufficiali sono quelli a brevissima scadenza, tutta la parte breve della curva dei rendimenti ne è influenzata: è evidente, infatti, che se i rendimenti sui titoli di Stato a brevissima scadenza fossero più elevati dei tassi ufficiali, esisterebbe la possibilità di un cosiddetto “arbitraggio”, cioè sarebbe conveniente per una banca prelevare denaro a prestito dalla Banca Centrale e investirlo nel titolo di Stato. Esattamente come i rendimenti obbligazionari a lungo termine, anche le variazioni dei tassi ufficiali sono collegate alla dinamica del ciclo economico, ma presentano una bassa correlazione con l’inflazione.

Le banche centrali infatti nel fissare i tassi ufficiali, il principale strumento di politica monetaria, non sono tanto interessate alla variazione dell’indice dei prezzi nel passato recente, quanto al probabile futuro andamento dell’inflazione, legata all’andamento dell’economia rispetto al suo potenziale. In realtà le autorità monetarie possono ricavare indicazioni sul ciclo economico corrente e, di conseguenza, sull’intensità delle pressioni inflazionistiche da diversi dati economici tra i quali:

  • i dati sull’occupazione che tendono ad anticipare la dinamica della spesa per consumi (si rammenti che, nella maggior parte dei Paesi industrializzati, la spesa per consumi rappresenta circa 2/3 del PIL)
  • la dinamica dei profitti d’impresa che tende ad anticipare la spesa per investimenti
  • gli indici di prezzo delle materie prime che anticipano, solitamente, l’andamento della produzione industriale

Un esempio pratico per capire la relazione tra tassi di interesse e crescita economica

Proviamo a fare un esempio semplice per cercare di spiegare “intuitivamente” la relazione tra il livello dei tassi d’interesse e la crescita economica (e viceversa). Consideriamo l’economia di un ipotetico Paese dove operano alcune imprese e dove, per semplicità, ipotizziamo che il tasso fissato dalla banca centrale sia rappresentativo sia del tasso d’interesse al quale le imprese possono prendere denaro a prestito, sia del tasso al quale possono impiegare la liquidità.

Nel primo caso, il tasso d’interesse rappresenta il costo del denaro preso a prestito mentre nel secondo è un costo-opportunità in termini di rinuncia ai rendimenti offerti dai titoli. In entrambi i casi, le decisioni d’investimento dell’impresa dipendono dalla previsioni future sulla domanda di beni prodotti dall’investimento in beni capitali e dal rendimento derivante dal loro impiego nel processo produttivo. Tale rendimento tende a ridursi all’aumentare dello stock di capitale impiegato per una serie di motivi connessi: alle limitazioni derivanti dall’aumento dei fattori produttivi impiegati, alla riduzione di progetti d’investimento considerati buoni e quindi meno rischiosi. Per questi motivi, l’impresa deciderà di effettuare un progetto d’investimento solo se il rendimento derivante dall’impiego del capitale produttivo sarà uguale o superiore al tasso d’interesse, considerato sia come costo del denaro preso a prestito che come costo-opportunità.

Consideriamo il tasso d’interesse come costo-opportunità (nel caso in cui prendessimo il tasso d’interesse come costo del denaro preso a prestito il ragionamento sarebbe identico).
Ipotizziamo il caso in cui un imprenditore deve decidere se effettuare un investimento in fattori capitali di produzione o impiegare le risorse in titoli fruttiferi di un interesse. Ovviamente se l’imprenditore si aspetta un rendimento inferiore dall’investimento in attività produttive rispetto a quello ottenibile dall’investire in obbligazioni o strumenti finanziari converrebbe licenziare il personale e ridurre gli investimenti produttivi per dedicarsi solo a investire in mercati finanziari. Questo tipo di dinamica porterà ancora una volta, tramite i meccanismi di domanda e offerta, ad “aggiustare” il mercato.

Se tutti domanderanno investimenti agli elevati tassi esistenti, tali tassi cominceranno ad abbassarsi rendendo via via meno conveniente investire la liquidità in questo modo. Quando il tasso scenderà fino ad eguagliare il rendimento ottenibile dall’impresa, l’impresa ricomincerà a “fare il suo mestiere” cioè a dedicarsi all’attività produttiva. Ovviamente estendendo il ragionamento all’insieme delle imprese presenti in un’economia, l’aumento degli investimenti in termini aggregati influenzerà la crescita economica del paese.